Quel che ho scoperto del Giappone (prima parte)

Quel che ho scoperto del Giappone (prima parte)

E poi succede che ti chiamano. Te la mettono lì: perché non vieni a proporre il tuo Pesto in Giappone? E tu sorridi e dici: certo che sì! Il Giappone è una tappa importante nel percorso di un produttore artigiano: clienti attenti, competenti, precisi. Se ti invitano vuol dire che credono in te e nel tuo prodotto.

Questo lo devo a Hiroshi, il mio “agente custode” in Giappone e che mi piace considerare un amico. Si è trattato di collaborare nella gestione di un ristorante italiano, la trasposizione giapponese del nostro Il Genovese, nell’ambito di una settimana dedicata ai prodotti italiani presso il centro commerciale Kintetsu di Osaka. Kintetsu è una colossale compagnia di trasporti ferroviari e metropolitani (in Giappone sono privati). Su uno dei principali terminal ferroviari di Osaka – dove passano 11 milioni di passaggeri al giorno, ha costruito il più alto grattacielo del Giappone, un giocattolo alto 300 metri, ovviamente dotato di tutti gli artifici antisismici possibili.

grattacielo

Oltre ad essere destinato ad uffici ed abitazioni, 20 dei 60 piani sono ad uso commerciale: dalle grandi marche internazionali all’abbigliamento tradizionale giapponese, dall’alimentazione e ristorazione ai casalinghi. E così via.

Il ristorante era gestito da uno chef/ristoratore di Tokio, mr. Takayuki Uemoto, con la sua squadra di sala e cucina. Decisamente confortante il risultato, grande entusiasmo per il pesto e per il piatto proposto, un mix tra tradizione e futuro: gnocchi di patate al pesto, fusilli al pesto e pomodoro, petto di pollo gratinato con pesto e pinoli. Questo per venire incontro alla cultura alimentare giapponese che tende a preferire piccole porzioni di diverse preparazioni, piuttosto che un unico grande piatto.

Ho tenuto le mie dimostrazioni di Pesto, un po’ di storia, un po’ di spiegazione degli ingredienti, la ricetta e la preparazione pratica. La formula ha funzionato anche lì e mi hanno detto che il risultato è stato superiore alle aspettative. Il mio ego ringrazia.

Cosa ho imparato? Ho sperimentato con mano l’attaccamento al dovere del popolo giapponese, il rispetto per le regole, il rispetto per il proprio lavoro, quale esso sia. Ho capito che i giapponesi sono sì gentili ma tosti, che i cuochi sono cuochi anche in Giappone, che l’amore per l’Italia è reale ed è un patrimonio prezioso che dovremmo trattare con cura. Ho conosciuto Palmiro Bruschi, Gelatiere in Pistoia, che gira il mondo per promuovere il Vero Gelato Italiano, preparato e bravissimo nei rapporti con il pubblico giapponese, che lo adora.

Ho anche imparato che il Giappone è vicino e lo si può raggiungere con un volo diretto che può costare circa 700 euro, che un albergo più che dignitoso costa 70/80 euro a notte. Io ricordavo cifre che rendevano questo paese inavvicinabile, ma evidentemente erano altri tempi, altre lire e altri yen. Della cucina e di tante altre cose parleremo poi.

Ci sono 2 commenti per questo articolo
  1. donatella at 18:53

    ciao Roberto, stasera me lo leggo con calma!! sono attratta dalla cultura giapponese e mi piacerebbe tanto visitare questa terra così lontana…. chissà forse un giorno.

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